Empowerment femminile

L’empowerment femminile parte dalle studentesse

Da qualche anno, nell’ambito di vari programmi che coordino, mi capita di confrontarmi con le studentesse universitarie di Atenei milanesi e di regioni del Sud. Dialogare con queste giovani donne e discutere insieme delle loro ambizioni, paure, aspirazioni è per me molto appassionante. Mi riconosco molto nelle studentesse della Bocconi, la mia Università, delle quali ammiro la preparazione, determinazione ed entusiasmo per ciò che stanno realizzando tramite il proprio percorso accademico e confido nel futuro che potranno realizzare. Come per loro, vedo le stesse ambizioni ed energia nelle studentesse dell’Università Cattolica, del Politecnico, della Bicocca e della Statale. Molte di queste ragazze hanno lasciato la città di origine per studiare a Milano. Insomma, scegliere di studiare, oggi, resta una scelta coraggiosa; ancora di più scegliere di farlo responsabilmente e con dedizione.

Al Sud invece ho incontrato le studentesse dell’Università di Palermo, di Catania, della Calabria, della Federico II di Napoli e del Politecnico di Bari: motivatissime ad affermare il proprio percorso accademico e professionale, spesso devono confrontarsi con famiglie che vorrebbero indirizzarle su progetti di vita più tradizionali che a loro stanno stretti.

Queste ragazze, idealiste e ambiziose, che hanno condotto la loro vista scolastica e universitaria in modo impeccabile, oggi stanno per giungere al traguardo della laurea.

E adesso? Adesso arrivano i dubbi, le incertezze, le paure di trovarsi di fronte ad un mare aperto di possibilità nel quale è difficile orientarsi. Intuiscono che essere delle brave studiose non basta più: devono imparare a muoversi nel mondo del lavoro, a comprenderne le logiche, talvolta a reagire quando si realizza che non sempre la macchina sociale premia il merito. E – forse – essere donna rende le cose un po’ più complicate.

Credo che il mondo d’oggi porti queste ragazze ad essere più consapevoli ma, contemporaneamente, che la complessità, l’alienazione e lo sradicamento che accompagna le loro vite le porti anche a non avere ancora tutte le risposte che cercano e che meritano.

Ecco che l’empowerment, la fiducia in sé stesse passa in questo caso dalla possibilità di confrontarsi con delle donne più senior, esterne al loro contesto familiare, che possano condividere il proprio percorso e indirizzarle nelle loro scelte.

Nei programmi che coordino, utilizziamo lo strumento del mentoring: una donna già inserita nel mondo del lavoro affianca per un periodo definito di tempo una studentessa in un percorso one-to-one e personalizzato: un primo obiettivo è l’orientamento professionale che in molte Università, specialmente del Sud, è carente. Mostrare quali potrebbero essere le opportunità di lavoro e ampliare gli orizzonti della studentessa, diviene un momento fondamentale di confronto per maturare una prima consapevolezza di sé.

Secondo obiettivo è quello di rappresentare per la ragazza una role model, facendo della propria competenza professionale ed esperienza vissuta uno “specchio” attraverso cui la ragazza può immaginare sé stessa tra qualche anno: attraverso la condivisione della storia della mentor, attraversata naturalmente di difficoltà e successi, la studentessa acquisisce una maggiore consapevolezza su come affrontare certi snodi della propria vita professionale, quali opportunità di lavoro all’estero, la maternità, i percorsi di carriera.

Si tratta di rendere le professioniste di domani informate e consapevoli, in modo che possano scegliere il futuro professionale che più le valorizza senza farsi influenzare o limitare da stereotipi che ingabbiano le loro aspirazioni.

Ho molta fiducia in questa nuova generazione di donne. Dobbiamo, però, accompagnarle e incoraggiarle, affinché la loro strada – supportata da noi, ragazze nate negli anni ‘70 e ’80 – possa divenire lo spazio di confronto, di scambio e di formazione di una generazione di donne che si applica ogni giorno con sacrificio perché il frutto dei propri studi possa essere il lavoro della propria vita e che ci chiede che questo merito venga loro riconosciuto.

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